Nutella Fake

Breve storia triste: ho tostato troppo le mandorle in forno, quindi non potevo fare il mio burro di mandorle per la colazione. Sequel della storia triste: ho preparato una Nutella Fake, ovvero una Nutella Cake completamente vegana con all’interno una crema di cacao e mandorle fatta in casa.

Ne è venuta fuori una ottima torta, golosissima, per nulla inferiore a quelle ricche di burro, che mi ha permesso di fare fuori un barattolo di crema di mandorle altrimenti troppo amara – anzi, troppo non-dolce! – per essere spalmata sulle fette biscottate a colazione.

Naturalmente si può fare la sbriciolata vegana e metterci la Nutella vera, se vi piace (io da quando ho letto gli ingredienti non la mangio più)… Io per esempio voglio provare a rifarla farcendola con un bello strato di marmellata!


Crostata sbriciolata vegan con crema di cacao e mandorle

  • 350g farina 00
  • 175g zucchero
  • 70ml olio di semi
  • 30ml olio d’oliva
  • 80ml acqua
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 300g di crema/marmellata per la farcitura

Unire farina e lievito in una ciotola e poi aggiungere i due oli. Sciogliere in una ciotola lo zucchero nell’acqua e poi versarlo gradatamente nell’impasto. Impastare bene la frolla finchè non diventa ben omogenea, sebbene rimarrà comunque piuttosto morbida e friabile.

Avvolgere l’impasto nella pellicola trasparente e metterlo a riposare in frigo per almeno mezz’ora.

Continua a leggere…

Matilde ~ Roald Dahl

Matilde ha imparato a leggere a tre anni, e a quattro ha già divorato tutti i libri della biblioteca pubblica. Quando perciò comincia a frequentare la prima elementare si annoia talmente che l’intelligenza deve pur uscirle da qualche parte: così le esce dagli occhi. Gli occhi di Matilde diventano incandescenti e da essi si sprigiona un potere magico che l’avrà vinta sulla perfida direttrice Spezzindue, la quale per punire gli alunni si diverte a rinchiuderli in un armadio pieno di chiodi, lo Strozzatoio, o li usa per allenarsi al lancio del martello olimpionico, facendo roteare le bambine per le trecce e lanciandole lontano. L’intelligenza e la cultura – sembra dire l’autore – sono le uniche armi che un debole può usare contro l’ottusità, la prepotenza e la cattiveria.

Ahem. Sto per scrivere una delle mie unpopular review.

Avevo letto questo libro da bambina, ma non ne ho ricordi nitidi. Di sicuro potrei doppiare a memoria il film Matilda sei mitica che io e mia sorella avremo rivisto tipo seimila volte, quando eravamo piccole. Però questo libro, con quel film, ha secondo me poco a che spartire.

Non so cosa mi aspettavo. Forse la storia di una bambina che scopre come rimediare ai torti subiti. Forse la storia di una bambina che combatte per essere amata e apprezzata. Che legge per non sentirsi sola. Ma queste sono cose che mi portavo dietro dal film.

La verità è che leggendo questo libro da grande quello che ci ho trovato è soprattutto tanta prepotenza. Quasi ogni episodio di cui è composto è veramente forte, almeno letta dalla me adulta. Il modo in cui gli adulti si comportano – non solo con Matilde, ma in generale, pensiamo ai clienti della concessionaria del signor Dalverme – è terribile. La scena di Bruno e della torta (che io evitavo di vedere anche nel film perchè mi metteva ansia) è atroce. Per non parlare del modo in cui si comporta la Spezzindue con bambini e insegnanti, Dolcemiele per prima. Non so. Mi sembra che dopo averlo letto mi sia rimasta impressa molto più la violenza fisica e psicologica a cui ho assistito che le reazioni brillanti di Matilde e il lieto fine. Lieto fine che peraltro secondo me è buttato lì veramente in due pagine, senza implicazioni (forse sarebbe stato troppo per un libro per bambini? Non so…).

Non so, mi aspettavo qualcosa di diverso, qualcosa di meglio. Penso sia comunque un bel libro, perchè in fondo dimostra come l’intelligenza ti permetta di reagire alla violenza, ma non usando a tua volta la violenza… però boh, non so. Mi è sembrato tanto cupo. E anche l’amore per i libri di Matilde a un certo punto scompare, perchè in realtà lei è un piccolo genio, non è una grande lettrice.

Non so, mi è dispiaciuto non trovare in questo libro la magia e la freschezza del film. Da una parte mi dispiace di averlo letto, perchè ero convinta che Matilde fosse una lettura d’infanzia imprescindibile… invece adesso lo consiglierei, ma suggerendo di usare grande delicatezza. So perfettamente che i bambini conoscono la violenza quanto e più di noi grandi, e che questo libro li può aiutare a riconoscerla nelle sue sfumature, li può aiutare a parlarne, magari anche a pensare a delle strategie per reagire… però sono temi delicati e io penso che non me la sentirei a mettere a cuor leggero questo libro nelle mani di un bambino che ama leggere solo perchè Matilde è una bimba che ama leggere, ecco.

Tenebre e Ossa ~ Leigh Bardugo

L’orfana Alina Starkov non ha grandi ambizioni nella vita, le basterebbe fare al meglio il suo lavoro di apprendista cartografa nell’esercito di Ravka, e poter stare accanto al suo amico Mal, il ragazzo con cui è cresciuta. Ma quando il loro reggimento attraversa la Faglia d’Ombra lei e i suoi compagni vengono attaccati dagli esseri spaventosi e affamati che lì dimorano, e nel momento in cui Alina si lancia in soccorso dell’amico ferito gravemente, in lei si risveglia un potere enorme. Subito viene arruolata dai Grisha, l’élite di creature magiche che – al comando dell’Oscuro – manovra l’intera corte. Alina, infatti, è l’unica tra loro in grado di distruggere la Faglia e riunire di nuovo il regno, dilaniato dalla guerra, riportandovi finalmente pace e prosperità. Ma al sontuoso palazzo dove viene condotta per affinare il suo potere, niente è ciò che sembra e Alina si ritroverà presto ad affrontare sia le ombre che minacciano il regno, sia quelle che insidiano il suo cuore.

Finalmente ho letto anche io un libro di questo Grishaverse di cui parlano tutti.

Devo dire che è proprio un bel libro, non posso negarlo o dire cose differenti. Ha un ottimo worldbuilding, un sistema magico originale, dettagliato ma non troppo complesso, una buona costruzione della politica e della geografia del luogo e uno stile scorrevole. Devo rendere merito anche alla costruzione dei personaggi, perchè – protagonisti a parte, a mio parere – sono originali e ben descritti. Mi sono piaciuti molto sia Genya che l’Oscuro, ma anche Baghra, il re e la regina, per quanto siano rappresentati marginalmente.

Quello che non mi ha emozionato è il fatto che, di fondo, è un fantasy normalissimo. La classica storia della ragazza normale e insignificante che vuole solo una vita normale ma a un certo punto scopre di avere il megapotere di salvare il mondo e che per questo diventa soggetto dell’interesse del più inarrivabile degli uomini… per poi scoprire che c’è sempre più di quello che sembra. Non voglio fare spoiler, perchè dopotutto è proprio su questo “più” che si basa la trama, però ecco, mi aspettavo qualcosa di inaspettato.

Sebbene la relazione tra Alina e Mal sia obiettivamente molto tenera, nessuno dei due mi è stato particolarmente simpatico. L’Oscuro, enigmatico e ombroso, mi è piaciuto come costruzione del personaggio ma non per altro. D’altronde sono famosa per non avere un debole per i cattivi ragazzi.

Mi è piaciuto che però in qualche modo questo primo libro della trilogia abbia un suo “finale”. Nel senso, si capisce che la storia non è affatto finita, ma visto che bene o male immagino come andrà a parare, il fatto che ci sia una chiusura mi appaga a sufficienza da non farmi indispettire: ho letto molti libri che ti lasciano apposta il finale sospeso per spingerti a leggere il seguito anche se non ti avevano intrigato. Qui l’autrice secondo me lascia libero il lettore di scegliere se proseguire o no, e per questo bisogna renderle merito.

Continuerò a leggere la trilogia? Mah. Non penso, sinceramente. Però mai dire mai. Qualcuno mi ha detto che la duologia di Sei di Corvi merita di più, ma temo un’altra delusione…

Notti in bianco, baci a colazione ~ Matteo Bussola

Il respiro di tua figlia che ti dorme addosso sbavandoti la felpa. Le notti passate a lavorare e quelle a vegliare le bambine. Le domande difficili che ti costringono a cercare le parole. Le trecce venute male, le scarpe da allacciare, il solletico, i «lecconi», i baci a tutte le ore. Sono questi gli istanti di irripetibile normalità che Matteo Bussola cattura con felicità ed esattezza. Perché a volte, proprio guardando ciò che sembra scontato, troviamo inaspettatamente il senso di ogni cosa. Padre di tre figlie piccole, Matteo sa restituirne lo sguardo stupito, lo stesso con cui, da quando sono nate, anche lui prova a osservare il mondo. Dialoghi strampalati, buffe scene domestiche, riflessioni sottovoce che dopo la lettura continuano a risuonare in testa. Nell’«abitudine di restare» si scopre una libertà inattesa, nei gesti della vita di ogni giorno si scopre quanto poetica possa essere la paternità.

Volevo regalare questo libro a mio marito quando fosse nata la nostra bambina, ma essendo lui un non-lettore, ho pensato di leggerlo prima io. E ho fatto bene, perchè sinceramente non gli sarebbe piaciuto.. non è piaciuto manco a me!

Non dico che sia un brutto libro, eh. L’intento è buonissimo, quello di far capire quanto speciale e meravigliosa possa essere la vita normale. E lo stile non è male, anzi, in certi punti il modo in cui l’autore esprime i pensieri delle figlie piccole mi ha fatto proprio ridere… però per lo più mi è sembrato poco interessante. I momenti di famiglia sono davvero pochi, più che altro conversazioni con le figlie… ma anche qui spesso virano verso l’invio di messaggi sociali. Sicuramente dipinge bene il fatto che da genitore si dorme poco, ma penso che “indori la pillola” un po’ troppo, edificando la normalità in un modo quasi eccessivo: un po’ di sana stanchezza, di sana fatica, avrebbe reso il tutto più realistico.

Non è brutto, eh. Si legge velocemente in una manciata di ore, proprio perchè è fatto di tante scenette slegate (forse nate da dei post su un social? Li avrei apprezzati molto di più letti a episodi che in un libro, dove molti sembravano ripetitivi e scritti “per un pubblico” più che per raccontare una storia). Però non l’ho trovato né simpatico – alcuni dei nostri amici su Facebook raccontano scenette familiari molto più spassose – né poetico. L’ho trovato in realtà sdolcinato e un po’ stucchevole, troppo virato sul mandare messaggi di pace e accettazione del diverso (ci sono diversi passaggi contro omofobia e razzismo) in un mondo fatto di gente crudele e piena di preconcetti che una vera testimonianza di quanto possa essere bello fare il papà.

Wonder ~ R.J. Palacio

Auggie, nato con una tremenda deformazione facciale, la sindrome di Treacher-Collins, si trova ad affrontare con coraggio il mondo della scuola, dopo anni di protezione da parte della sua famiglia. Come sarà accettato dai compagni? Dagli insegnanti? Chi sarà suo amico? Un protagonista sfortunato ma tenace, una famiglia meravigliosa, degli amici veri aiuteranno Augustus durante l’anno scolastico che finirà in modo trionfante, grazie alla gentilezza con la quale si confronta con le persone intorno a sé. Un bellissimo libro per ragazzi e per adulti che affronta con delicatezza il tema della disabilità. Il libro è diviso in otto parti, ciascuna raccontata da un personaggio e introdotta da una canzone (o da una citazione) che gli fa da sfondo e da colonna sonora, creando una polifonia di suoni, sentimenti ed emozioni.?

Volevo leggere questo libro da un sacco di tempo, ricordo che lo vedevo nelle vetrine della libreria e mi attirava un sacco per la copertina strana. Però era sulla bocca di tutti, un vero caso letterario, e allora – come mio solito – ho lasciato perdere.

Ho fatto decantare la cosa, ho messo il libro in TBR List e lì l’ho lasciato per mesi… fino a quest’estate quando la challenge del Libridine Forum (ancora loro, sì, come per 25 grammi di felicità) mi ha fatto scegliere un libro con una sola parola per titolo.

Devo dirlo: mi è piaciuto moltissimo. L’ho trovato delicato ma non struggente, tenero ma non sdolcinato, toccante ma non lacrimevole. Il giusto, in tutti i sensi. Una storia che sa parlare di disabilità con franchezza e gentilezza, senza impietosire ma neanche trasformando il protagonista in un eroe.

Il fatto che la storia sia raccontata da sei diversi punti di vista mi è piaciuto tanto, ha saputo secondo me rendere bene il fatto che ogni persona ha le sue ragioni, che a volte da di fuori non si riescono a capire. Il capitolo che mi ha intenerito di più è stato quello di Olivia, perchè secondo me è raccontato molto bene. Mi ha ricordato per certi versi Lake di Questa non è la fine, ma mi è stata molto più simpatica.

Questo libro secondo me riesce a rappresentare molto bene la vita dei ragazzi all’ingresso delle medie, parla bene delle fatiche e delle gioie di questo momento della vita, il bello di essere più grandi e la voglia di crescere ancora, la fatica di essere accettati e di farlo restando se stessi… e secondo me insegna non solo il valore della gentilezza – cosa che ha reso famoso questo libro – ma anche della difficoltà e dell’importanza di sapersi calare nei panni degli altri, senza basarsi sulle apparenze.

Consigliatissimo secondo me a tutti i grandi che hanno figli a un passo dalla scuola media, che magari riusciranno a capirli un po’ meglio… E anche ai loro figli, magari torna utile anche a loro!