La sorella dimenticata ~ Janice Hadlow

Le sorelle Bennet sono belle, brillanti e giovani. Jane ed Elizabeth, le più mature, e Lydia e Catherine, le più piccole, spendono il loro tempo tra balli, corteggiamenti e progetti di matrimonio. E poi c’è Mary, la sorella di mezzo. Da sempre considerata una delusione dalla madre per il suo aspetto ordinario e il carattere austero, la terza sorella Bennet vorrebbe diventare invisibile e sparire nei libri che tanto ama, la sua unica forma di consolazione e distrazione dalla solitudine. Tuttavia, crescendo, Mary ha le idee sempre più chiare su cosa non vuole dalla vita. Ed è pronta, in un mondo che non la comprende, a lottare per viverla a modo suo. Ma quando finalmente l’amore busserà alla sua porta, Mary sarà in grado di riconoscerlo, e riconoscersi finalmente degna di essere amata?

Ho letto questo libro incuriosita dalla trama. Non sono una grande fan di Jane Austen e Orgoglio e Pregiudizio non è certo uno dei miei libri preferiti… però sono sempre stata attirata da questa “sorella di mezzo” di cui non si sa quasi niente, se non il suo essere seriosa, musona e moralista. Ho sempre trovato le sorelle Bennet un po’ frivole (sì, anche Jane ed Elizabeth, anche se in misura minore), quindi sentire una voce fuori dal coro mi incuriosiva.

Devo dire che l’unico difetto di questo libro è la sua lunghezza: 570 pagine sono veramente troppe per raccontare questa storia, anche perchè okay che Mary è una super cerebrale e riflessiva, ma a volte le sue pare mentali sono troppe pure per lei. E spesso sono anche ripetitive, con una costante contrapposizione tra orgoglio/pregiudizio e ragione/sentimento a volte un tantino noiosa.

Lunghezza a parte, devo dire che mi è piaciuto molto come l’autrice sia riuscita a rispettare i toni del classico della Austen, soprattutto nelle relazioni tra i personaggi e nel modo in cui parlano. Mi è anche piaciuto vedere i personaggi del classico con gli occhi di Mary, che ha tolto un po’ di “amabilità” perfino a Jane ed Elizabeth. Mi ha intenerito il modo in cui cercava una relazione col padre e l’ho stimata per non aver strangolato la madre in più occasioni. La storia è lenta, ma mi è piaciuto assistere alla crescita di Mary, che si rende conto del suo valore e impara a tenere in considerazione la sua idea sulle cose. Anche il finale secondo me non è “appiccicato” in fondo per far felici le lettrici, ma manda un buon messaggio: se sai cosa vuoi e sei disposta a non vergognartene, la felicità è dietro l’angolo. A prescindere da tutti.

Torta vegana allo yogurt

Era un giorno di primavera avanzata quando, aprendo il frigorifero, scovai due vasetti di yogurt di soia che si erano dati alla macchia dietro alla scatola dei formaggi. La sorpresa per la scoperta si trasformò presto in sconforto quando mi accorsi che scadevano quel giorno stesso! Mannaggia a me e alla mia mania di comprare cose che poi dimentico nel frigo (nemmeno il lockdown e la lunga serie di pranzi con “quello che c’è in casa” mi ha cambiata). Così ecco qui: una ricetta super facile e veloce per dare un lieto fine – sofficissimo e goloso – a una storia che poteva concludersi nel bidone degli scarti!


Torta vegana allo yogurt

  • 270g farina 0
  • 140g zucchero
  • 120g olio di girasole
  • 250g di yogurt di soia
  • 120g di latte di riso
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • gocce di cioccolato q.b.
  • mezzo cucchiaino di essenza di vaniglia

In una ciotola unire zucchero, olio, yogurt, latte ed essenza di vaniglia. Mescolare il tutto con una frusta fino a che non diventa un composto perfettamente omogeneo (non c’è più olio in superficie). A questo punto unire tra loro lievito e farina e aggiungerli gradualmente al composto senza fare grumi. Quando il composto è ben amalgamato unire le gocce di cioccolato.

Cuocere a 180°C per circa 40/45 minuti.

Perchè parlavo da solo ~ Paolo Bonolis

Da sempre Paolo Bonolis parla da solo. Lo fa per ritornare sui suoi pensieri, elaborarli, triturarli, rivoltarli come calzini. E per capirci di più: sul mondo, sulla felicità, sulla televisione, sullo stupore, sull’amore e la famiglia, sulla tecnologia che non rispetta i ritmi della biologia, sullo sport che è passione, su Roma, sull’uomo che è l’animale con la spocchia. In un flusso appassionato e coinvolgente, ricco di ricordi di personaggi ed episodi, Bonolis sorprende i lettori con le sue domande ora poetiche ora al vetriolo, sempre profonde: leggerezza e accettazione sono antibiotici per l’esistenza? La Natura Umana è senza scopo, lo Spazio la limita e il Tempo la corrode: come se ne esce? Un amore è un dato oggettivo o un fiume di farfalle? Internet ci sta rincoglionendo? E tagliare i cojoni a un gatto è un atto lecito o arbitrario? Il risultato è una lettura che incuriosisce, fa pensare e talvolta ridere grazie all’intelligenza affilata e alle battute ciniche di Bonolis.

Ho sempre apprezzato molto Paolo Bonolis, la sua capacità di usare la ricercatezza del linguaggio per sottolinare i particolari di chi lo circonda. Mi piace anche come tenda a “prendere in giro” tutti, cosa che spesso lo rende antipatico. In questo libro ci ho trovato il suo stile ironico e pungente, ma anche una grandissima profondità e umanità. Mi sono piaciute tantissimo le sue riflessioni sui temi importanti della vita, a volte basate sulle sue esperienze in prima persona: la famiglia, la fede, le scelte di carriera. Già stimavo Bonolis come presentatore, ora penso di stimarlo anche come persona.

Ogni capitolo è dedicato a una tematica, si apre con dei pensieri che Bonolis ha scritto in un momento della sua vita (perchè – come dice lui – scrivere a se stessi è normale, parlare a se stessi mica tanto) e poi ampliato da pensieri raccolti dalla sua voce.

Mi sono inaspettatamente ritrovata in un sacco di cose che pensa, e molte altre mi hanno fatto riflettere. I capitoli più belli secondo me sono quelli che parlano di vita vera (quello sugli animali è bellissimo, così come quello in cui parla della figlia maggiore), ma anche quelli su Roma e sullo sport, di cui è appassionatissimo, sono interessanti. Una cosa che mi ha molto colpito è stata appunto la tematica del “prendere in giro”. Senza stare a riportare tutto il suo ragionamento, ho apprezzato che lui sottolineasse che il suo scherzare sui difetti del pubblico o dei concorrenti fa parte di una filosofia di vita in cui non si deve prendere tutto troppo sul serio e soprattutto non ci si deve prendere troppo sul serio. Secondo lui non toccare un argomento con l’ironia lo rende mastodontico, pesante, importante, e quindi in qualche modo delicato. Sottolineare la corpulenza di un concorrente o la “voce a citofono” di Laurenti rende quelle cose normali, una cosa su cui si può scherzare o ridere perchè appunto umane. Non riesco a spiegare il pensiero in modo succinto – e non ho nemmeno metà della parlantina di Bonolis – quindi mi dovrò accontentare di questa mezza specie di spiegazione.

Sta di fatto che ho trovato questo libro molto bello, profondo e interessante, sicuramente una raccolta di pensieri che fanno sorridere e riflettere. Un libro adatto a chi già apprezza Bonolis, ma anche a chi non lo fa, perchè a mio parere potrebbe ricredersi.

Divergent ~ Veronica Roth

Nella Chicago di un futuro imprecisato la società è suddivisa in cinque fazioni, ognuna delle quali è consacrata a una virtù: sincerità, altruismo, coraggio, concordia e sapienza. Il momento cruciale nella vita dei cittadini è il Giorno della scelta, che cade allo scoccare del sedicesimo compleanno: ogni giovane sceglie a quale fazione votare il proprio futuro. Ora tocca a Beatrice “Tris” Prior, e la sua scelta non solo sorprenderà tutti, ma segnerà per sempre il suo destino, catapultandola in un mondo duro e violento e facendole scoprire le crepe di una società che è tutto tranne che perfetta. Una società che la vorrebbe morta se scoprisse il suo segreto. Perché Beatrice non è una ragazza qualunque, lei è una Divergente.

Questo libro è stato un distopico arrivato in libreria nel periodo in cui i libri pseudo-Hunger Games spopolavano. L’avevo letto trascinata dall’entusiasmo per questo genere appena nato… ma ne ero stata profondamente delusa. Mi era sembrato poco approfondito e approssimativo, troppo violento… ma soprattutto avevo completamente detestato la protagonista.

Come per Hunger Games, è scritto in prima persona, al presente, dal punto di vista della protagonista. In questo modo però ti ritrovi nella testa di una Tris che è incoerente e molto spesso anche violenta. Per una che ha sempre vissuto in una fazione che metteva gli altri prima di sè stessi ho trovato abbastanza strano che dopo un paio di giorni tra gli Intrepidi avesse già voglia di spaccare la faccia a chi la trattava meno che cordialmente. Ad un certo punto arriva a pensare che tirerebbe un pugno a una ragazza che le ha pestato un piede senza chiederle scusa. In più la fazione che sceglie, quella degli Intrepidi, dovrebbe dare valore al coraggio, invece sembra una esaltazione della violenza gratuita e della sconsideratezza, come se menare significasse essere coraggiosi e resistere alle botte volesse dire non avere paura. Non è che io condivida del tutto questa opinione. In più nella storia ci sono un sacco di morti. Un sacco. Alcune del tutto ingiustificate, come per dire: gli Intrepidi sono una fazione per tosti, perchè ne muoiono tanti.

Ho trovato Tris incoerente e violenta e a volte anche presuntuosa, Quattro è dipinto come eccezionalmente figo, forte e speciale. Gli altri personaggi sono tendenzialmente ragazzi a cui piace fare cose pericolose giusto per il gusto. Delle altre fazioni non sappiamo quasi niente, se non i loro caratteri principali, che sembrano posseduti da tutti senza differenze di sorta (e dei poveri Pacifici nemmeno quelli).

La trama si concentra sul percorso di iniziazione di Tris tra gli Intrepidi (scelta fondamentale per la trama ma di cui non si capiscono mai le ragioni) e poi, negli ultimi capitoli, c’è un plot twist importante che riempie la storia di azione. Sebbene non sia un libro malvagio, che si legge volentieri e che comunque porta a riflettere su alcuni tempi importanti come l’appartenenza, cosa sia davvero il “coraggio” e cosa sia importante per garantire la pace e la prosperità di un popolo, i buchi nel worldbuilding e l’antipatia a pelle della protagonista mi hanno fatto desistere dal proseguire la saga sia la prima volta che questa.

Un fato così ingiusto e solitario ~ Brigid Kemmerer

Le cose sono sempre state facili per il Principe Rhen, erede al trono del regno di Emberfall. O almeno, lo sono state finché una potente incantatrice non ha lanciato una spietata maledizione su di lui. Ora Rhen è condannato a rivivere all’infinito l’autunno dei suoi diciott’anni e a trasformarsi in una creatura mostruosa portando dovunque morte e distruzione finché una ragazza non si innamorerà di lui. Per Harper, invece, le cose non sono mai state facili: il padre se ne è andato da tempo lasciandosi dietro una montagna di debiti, la madre è in fin di vita, e il fratello vive sull’orlo della legalità per tenere unita la famiglia. Quando viene rapita e si ritrovad ad Emberfall, Harper è disorientata, sconvolta, ma anche determinata a fare di tutto per tornare nel proprio mondo e dalla famiglia che ha bisogno di lei. Ma col passare del tempo si rende conto che anche Emberfall ha bisogno di lei: forze potenti e oscure minacciano il regno e la vita di tutti…

Mamma mia da quanto tempo volevo leggere questo libro! L’avevo puntato quando era un titolo sconosciuto in Italia, stavo meditando di leggerlo in inglese quando finalmente ho scoperto che veniva tradotto… e devo dire che ha decisamente soddisfatto le mie aspettative!

Sono molto contenta di aver trovato un altro buon retelling della mia fiaba preferita: i caratteri di base della storia ci sono tutti, e la morale è rispettata. La storia è avventurosa, ha un buon ritmo e dei personaggi a cui è impossibile non affezionarsi. Ho il sospetto che all’autrice Grey stesse più simpatico di Rhen, secondo me il Capitano della guardia è stato ritratto con più profondità e passione del principe (e io me lo sono immaginato per tutto il tempo come Uncino di Once Upon a Time). Ciononostante, io ovviamente mi sono innamorata del principe, perchè insomma, è il principe. Ed è biondo e umanissimo e pieno di difetti. Mi è piaciuto soprattutto il tratto di stratega e calcolatore che l’autrice gli ha dipinto addosso: l’ho trovato veramente molto calzante per un principe allevato con lo scopo di detenere il trono. Anche Harper mi è piaciuta molto, non è una principessa delle fiabe ma neanche una ragazza ingiustamente tosta: la sua forza e la sua compassione sono giustificati dalle sue vicende di vita e questo fa anche di lei un bel personaggio. Mi è piaciuto il suo affetto per il fratello e la sua divisione tra il voler tornare indietro, dalla sua famiglia, per non abbandonarla, e la voglia e il desiderio di restare ad Emberfall, per dovere e per amore. L’ho trovata molto umana anche in questo. La cattiva è davvero una gran cattiva, degna di Malefica e Grimilde e tutte le cattive delle fiabe. Brava l’autrice anche a dipingere lei, devo dire: l’ho trovata abbastanza “tipica” ma non troppo stereotipata.

La storia secondo me rispetta davvero bene la fiaba della Bella e la Bestia, di cui è retelling, e ha una buona dose di azione e strategia, con quel pizzico di romanticismo che rende il tutto più gradevole. La storia d’amore è realistica, lenta, e secondo me porta con sè dei bei messaggi su cosa sia l’amore e sulla capacità di renderlo un sentimento più profondo della passione e del romanticismo (proprio come fa la favola originale!). Il finale mi è sembrato un po’ affrettato, meno curato rispetto ai primi capitoli, succedono millemila cose in poche pagine, con un ritmo molto più serrato rispetto all’inizio. Forse l’autrice non voleva allungare esageratamente la trama?

Il colpo di scena è stato inserito secondo me per poter continuare la saga, perchè questo libro sta benissimo in piedi da solo. Penso proseguirò nella lettura perchè l’ho trovata gradevole e scorrevole, con quel giusto mix di tenerezza e di azione che cerco nei libri. Tuttavia parto già un po’ prevenuta, perchè invece di Rhen e Harper si parlerà di Grey (cosa che giustifica il mio sospetto sulla predilezione della scrittrice per questo personaggio)…

Resta uno dei migliori retelling che ho letto e sicuramente quando uscirà in una edizione economica lo comprerò: i libri da rileggere non possono restare in ebook!