Chiacchiere di metà anno

Come dite? Non è metà anno? Lo so, è vero, non è metà anno. Però il tempo vola, e mi scappa dalle mani e non ce la faccio a fare le cose per tempo. In più quest’anno devo cogliere il momento quando arriva, e anche se non è fine giugno ma inizio agosto me lo faccio andare bene lo stesso.

Quest’anno ho imparato un sacco di cose. Tipo che tutto quello per cui pensavi ti servissero due mani, lo puoi fare con una mano sola. Magari con più lentezza, ma con una mano sola. E magari con un essere urlante e infastidito nell’altra.

Poi ho imparato quanto sia difficile trovare l’ispirazione a comando. Della serie: “la bambina dorme! Presto, accendiamo il pc per scrivere”. E ritrovarsi un’ora dopo con la bambina sveglia e il foglio word altrettanto vuoto.

Ho imparato anche che il tempo scappa. Mi sembra ieri che ero seduta al pc a sistemare il blog seduta sulla palla da pilates di Decathlon con una bonza così sulle ginocchia, e praticamente è già passato un anno da quando ho lasciato il lavoro. E in questi sette mesi ho spesso pensato che avrei dovuto godermi di più quel tempo lento e tranquillo del “prima”.

Senza nulla togliere a questo adesso, eh, ci mancherebbe. Che sono felice di questo tour-de-forces che è diventato la mia vita… però a volte, soprattutto quando sono sveglia alle cinque del mattino, penso che forse forse me lo sarei dovuto godere un po’ di più. E che in certi momenti il lavoro mi manca pure, perchè mi faceva apprezzare di più lo stare a casa.

Ad ogni modo, siamo ancora a metà estate e ho ancora metà anno (okay, quasi metà anno) davanti, in cui fare un sacco di altre scoperte e imparare altre cose. Ma anche per cercare di mantenere le cose belle che nonostante gli stravolgimenti sono riuscita a far sopravvivere in questo 2022 decisamente unico nella mia vita.

Il mio blog, le mie letture e il mio piccolo angolo di web che sopravvive stoicamente nonostante restyling, traslochi di piattaforma, cambi di nome e di facciata. Prima era il Flowerstardust, ora Stellaryus, domani chissà. L’importante è che esiste e resiste da più di dieci anni ormai.

(Se a qualcuno interessa, ho anche una pagina Instagram, mezza chiacchiericcia e mezza letteraria, a nome @lyraofstellaryus… ma non la aggiorno spesso e soprattutto non so fare le foto!)

E poi le persone della mia vita. Le amiche (che riesco a vedere pochissimo) che vanno a New York, comprano casa, mettono su famiglia e si sposano (Fra del mio cuore! <3). E mia sorella. Soprattutto mia sorella, con cui il rapporto è tutto fuorchè semplice. Ma le ultime cose successe nelle vite di entrambe mi hanno fatto capire ancora di più quanto io le voglia bene e quanto sia importante per me. Ogni post della rubrica #storiedisorelle di questo blog è dedicato a lei.

E poi ci sono loro. Il mio agente dell’FBI in incognito, con cui le cose riescono a distruggersi e a ricostruirsi ogni volta più belle, manco fossimo una scatola di Lego… e la nanetta malefica che mi fa stare sveglia di notte, mi impedisce di leggere di giorno e mi ruba gli occhiali nei momenti meno opportuni, mentre si arrampica su di me come un cucciolo di koala.

E niente, questo era un po’ un post chiacchiericcio. La mancanza di tempo a mia disposizione mi fa finire a scrivere solo di libri letti e poco più, ma Stellaryus non è mai stato un blog letterario, ma il mio blog personale… per cui ce n’era bisogno. Per poter tornare a leggere, un giorno, di questa serata di agoso in cui mi sono ritrovata a fare il punto di un quasi metà primo anno in tre.

It ends with us ~ Colleen Hoover

È una sera come tante nella città di Boston e su un tetto Lily Bloom sta fissando il cielo limpido e sconfinato. Poche ore prima, ha partecipato al funerale del padre, un uomo che non ha mai rispettato, che le ha strappato l’infanzia e il suo primo amore. Mentre cerca di dimenticare quella giornata viene distratta dall’arrivo di Ryle Kincaid, un affascinante neurochirurgo totalmente concentrato sulla carriera e sull’evitare qualunque relazione. Eppure, nei mesi successivi, Ryle sembra non riuscire a stare lontano da Lily e alla fine cede ai sentimenti e all’attrazione che prova per lei. Tuttavia, qualcosa non torna: Ryle a volte è scostante e inizia a mostrare un lato pericoloso. Ma Lily si rende conto in fretta che lasciare chi ci fa del male non è mai semplice.

Premetto che non avrei mai letto questo libro se invece di prendere libri in biblioteca li comprassi in libreria. Perchè in quel caso (come per La bambina sputafuoco) avrei accuratamente letto la trama. E l’avrei evitato.

Invece mi ci sono ritrovata per caso, convinta dal fatto che ultimamente l’ho visto migliaia volte in giro per Instagram (anche se è un vincitore dei GoodReads Awards del 2016). L’ho iniziato, e in due giorni l’ho finito. E mi è pure piaciuto.

Questo libro è forte, bellissimo e intenso. Penso che se non avessi letto le note dell’autrice alla fine l’avrei apprezzato molto di meno. Invece così, davvero, non ho niente da eccepire a una storia scorrevole e ben scritta, in cui succedono tantissime cose e che viaggia come una pallina su un piano inclinato, sempre più veloce. Ho trovato ben fatta la caratterizzazione dei due protagonisti (un po’ meno dei personaggi collaterali, che pure non sono per niente scontati) e credo che l’autrice sia riuscita benissimo a creare quella situazione di eterno “bilico” tra bene e male in ogni scena. Si esce confusi, da questa storia, consapevoli che, come dice Ryle, non esistono “persone cattive” e “persone buone”. Mi ha colpito quanto sia chiara la confusione di Lily, come quella di sua madre prima di lei, e soprattutto quanto il “cattivo” non sia tutto cattivo, anzi. Questo libro dimostra quanto i giornalisti rendono i personaggi della cronaca piatti e bidimensionali, o dei santi o dei mostri, quando in realtà sono solo persone, e come tutti, pieni di contraddizioni.

L’unico personaggio che non mi è piaciuto, e che ho trovato un po’ troppo irreale in una storia così intensa e vera, è Atlas. Un po’ tutta la parte su di lui mi è sembrata uscita da quei romanzi rosa che non riesco proprio a tollerare, e non sono riuscita a farmelo piacere, pur essendo un personaggio fatto per farsi amare, praticamente privo di difetti. E questo non mi è piaciuto proprio per quello che dicevo prima: nessuno è perfetto, nessuno può essere così perfetto.

Mi è piaciuto, ma allo stesso tempo so che Colleen Hoover finirà insieme a Jojo Moyes e Nicholas Sparks sullo scaffale degli autori che non fanno per me. Non che non siano bravi, anzi. Credo siano talmente bravi a parlare di certi temi che per me sono troppo forti. Quando leggo io cerco avventure e lotte tra bene e male, ma non il dolore delle vite umane. Non giudicatemi per questo: ogni lettore ha il diritto di leggere quello che preferisce, per i motivi che preferisce. E io ho bisogno di storie in cui i buoni faticano, soffrono, ma alla fine stravincono sul male, riportando la pace e la gioia in tutto il mondo.

July Wrap-Up

Luglio, mese difficile da gestire per le letture. Ho iniziato molti libri, abbandonandoli a metà o lasciandoli lì ad aspettare di essere finiti in tempi migliori. Complice il caldone delle scorse settimane, ho optato per libri leggeri, romantici e da gggiovani. Piacevoli, ma non sempre soddisfacenti…

Nessun libro per #mammecheleggono. Ne ho iniziati due, ma entrambi proponevano una filosofia di vita troppo diversa dalla mia, quindi ho lasciato perdere. Ne ho presi alcuni interessanti in biblioteca (Bebè a costo zero, Lo svezzamento è vostro, La rivoluzione della tenerezza), ma non so bene da cosa inizierò, quindi per ora nessuna anticipazione. Nel mentre su Instagram sto seguendo alcuni account interessanti di case editrici per bambini… spero prima o poi di parlarvi anche di qualche librino non sui ma per i bebè!

Chissà se agosto si rivelerà più ricco o più povero di letture? Ho fatto un bottino in biblioteca mica da ridere, quindi sono proprio curiosa di capire se riuscirò a leggere tutto prima della scadenza del prestito oppure no…

Non è estate senza di te ~ Jenny Han

Belly ha sempre contato ogni singolo giorno che la separa dall’estate, cioè da Conrad e Jeremiah. Ma non quest’anno. Perché la madre dei ragazzi, Susannah, è di nuovo molto malata. Perché Conrad ha smesso di curarsene. E perché tutto quello che era buono nella sua vita sta crollando a pezzi. Per la prima volta, Belly vuole solo che quell’inverno non finisca mai. E invece, quando Jeremiah telefona per dirle che Conrad è sparito, Belly capisce che quella è l’occasione per rimettere le cose a posto.

Avevo letto il primo romanzo di questa trilogia l’estate scorsa (trovate qui la recensione), prima che Amazon Prime ne facesse una serie e lo tirasse fuori da un discreto anonimato. L’avevo trovato gradevole, ma senza pretese.

Questo invece secondo me ha più difetti che pregi.

Iniziamo dalla trama, davvero molto labile. Il libro è costellato di flashback su momenti belli delle estati precedenti, raccontati da Belly e da Jeremiah alternativamente. Questi flashback sono a loro modo interessanti, perchè danno un’idea di quali e quanti siano i ricordi belli dei ragazzi legati a quella casa, ma rimangono pur sempre delle parentesi nella storia principale. Grazie ad essi percepiamo un po’ di più anche come era la vita di Belly quando era più piccola e sgambettava dietro al fratello e ai ragazzi Fisher cercando disperatamente di essere inclusa, ma al di là di questi flashback c’è davvero poco poco di trama: non succede quasi niente, e i problemi su cui ruotano le prime cento pagine si risolvono con una semplicità che rasenta l’assurdo, a mio parere.

In questo romanzo però ho trovato più che mai insopportabili i protagonisti. Avrei strangolato Belly in più punti, resistendo all’istinto solo perchè il Kobo è ancora un oggetto prezioso e perchè mi ripetevo che era solo una teenager. Ma davvero, la sua superficialità e frivolezza e insensatezza (che avevo notato anche nel primo romanzo, a dire il vero) mi hanno veramente fatto venire i nervi in più punti. Conrad Fisher, poi, senza commenti davvero. Mi chiedo come Belly possa amarlo così, ho stimato Taylor e la sua sfuriata a un certo punto del libro! Salvo Jeremiah perchè almeno lui sembra un ragazzo normale, con reazioni normali e la voglia di vivere una vita normale.

La vera roccia di questi romanzi comunque è Laurel, la mamma di Belly. Lei l’ho adorata nel primo e ancora di più nel secondo. E – a differenza di Per una volta nella vita – mi è piaciuto come i ragazzi di questo libro in qualche modo decidano di appoggiarsi agli adulti, passa almeno il messaggio che degli adulti (magari non sempre, magari non tutti) ci si può fidare.

Leggerò il terzo di questa trilogia? Può darsi. Forse. Ma nel caso, lo farò la prossima estate.

Tramonto a Central Park ~ Sarah Morgan

Da quando si sono messe in proprio e hanno lanciato Urban Genie, una start up che si occupa di organizzare eventi, Paige, Eva e Frankie non hanno avuto un attimo di respiro. E benché occuparsi degli addobbi floreali per feste e ricevimenti di nozze non sia esattamente quello che sognava di fare nella vita, Frankie non può certo lamentarsi. L’unico problema è che lei detesta i matrimoni: non può fare a meno di associarli a una sensazione di disagio, di disastro imminente. Per lei l’amore non è mai stato una priorità, l’unica passione che abbia mai conosciuto è quella per i fiori e i giardini, e gli uomini non le interessano. Si sente a proprio agio solo con Matt, che per lei è come un fratello maggiore. Certo, è attraente e innegabilmente molto sexy, ma il loro è un rapporto platonico, nient’altro che una solida amicizia… Allora perché il cuore le batte così forte ogni volta che sono insieme?

Romanzo rosa senza pretese, tipica cosa da leggere nella pausa pranzo delle giornate roventi di luglio al mare. Qualche tempo fa avevo letto il primo libro di questa serie (Da Manhattan con amore) e mi era piaciuto molto come veniva raccontata New York, più che la storia d’amore in sè.

Del primo libro però mi avevano affascinato i personaggi di Matt e soprattutto di Frankie, in cui mi ero immedesimata un sacco. Questo secondo romanzo aveva proprio loro come protagonisti e quindi ho pensato che gli dovevo dare una possibilità. E infatti, mi è piaciuto moltissimo, e non solo per le descrizioni di New York in generale e di Central Park in particolare.

Ancora una volta, di questo romanzetto rosa non è stata la storia d’amore a colpirmi, o per lo meno non la parte strettamente inerente le evoluzioni acrobatiche dei due dentro e fuori dalle lenzuola (ammetto di aver saltato quasi a piè pari quei paragrafi in più occasioni)… ma la relazione tra i due. Mi è sembrata dolcissima e romantica, e avrei voluto entrare nel libro per abbracciare Frankie un sacco di volte. Mi era già piaciuta per il suo modo di parlare poco, di non farsi affascinare dai matrimoni e da tutti i loro corollari e di adorare le piante… forse perchè – pollice verde a parte – mi ci sono rivista al 100%. Detesto i matrimoni, e tutte le domande che Frankie si fa nelle varie occasioni me le faccio sempre anche io… e mi sono rivista un po’ anche nelle sue ferite, anche se per me sono state molto diverse. Eppure anche io ho avuto un Matt che è arrivato e ci ha messo sopra una pezza, e mi ha aiutata a superare il passato per affrontare il futuro con più serenità.

La storia d’amore di questo libro è veramente tenera, di quelle che fanno “crescere” i personaggi, degna di essere letta e non troppo superficiale. Al netto delle parti più piccanti (a mio parere piuttosto inutili) e del finale, un po’ posticcio, questo romanzo mi è molto piaciuto.

E poi diciamocelo, Matt Walker è sicuramente uno dei personaggi maschili migliori che io abbia mai letto in un romanzo rosa. Come si fa a non innamorarsi di lui? ❤