Fine

Credo di aver già detto di avere un problema con le fini.

Secondo me sono la cosa in assoluto più difficile da scrivere. Non parliamo poi del doverle affrontare.

Oggi mi sento alla fine di un sentiero. Fino a qui la strada era segnata, chiara.

A volte un po’ troppo ripida e scivolosa, tanto che mi è capitato di inciampare e cadere, sbucciandomi le ginocchia. Ma mi sono sempre rialzata, ricominciando a camminare e arrivando ad arrampicarmi quando la parete era rocciosa e quasi verticale. Ma poi ci sono stati anche momento in cui ho potuto correre in tratti di sentiero in piano, nel prato, baciata dal sole e con la sensazione di essere così leggera di stare per volare. Nel bene e nel male, la traccia era nitida sul terreno: sapevo cosa dovevo fare.

Adesso invece mi sembra di essere arrivata a un bivio o a un burrone. In pratica la strada finisce e non so da che parte andare. La strada finisce. Il mio problema con le fini è forse un problema con i conti da fare con te stessa quando chiudi un capitolo della tua vita e ne apri un altro.

La verità e che prima o poi la fine arriva. E che non si è mai pronti abbastanza. C’era sicuro modo di fare meglio, di fare di più, di fare prima. C’era modo di definire con più precisione qualcosa, di strutturare meglio qualcos’altro, di costruire più precisamente altre cose ancora.

Ma alla fine, il come si arriva conta poco. Conta poco quando hai fatto del tuo meglio, quando hai dato tutto, quando sei comunque fiero di quello che hai fatto… anche se sei sicuro che potevi fare ancora meglio.

E quindi è un po’ così che mi sento, davanti alla mia tesi stampata che mi attende qui vicino senza più la possibilità di aggiustare, cambiare, migliorare. Di sicuro potevo fare meglio. Potevo accorgermi di quell’errore di battitura, di quella svista grafica, di quel paragrafo non giustificato. Potevo rendermi conto che manca un pezzo di spiegazione, che un’altra cosa poteva essere meglio approfondita, che potevo usare un’altra fonte che ho trascurato. Ma in fondo sono felice di quello che ho messo insieme in queste cento pagine di fatica. E sono ancora più contenta di quello che ho messo insieme in questi tre anni, in cui mi sono proprio sentita al posto giusto… e forse anche al momento giusto, pur con quattro anni di ritardo.

La fine è un problema. Devi trovare da te una nuova strada, devi lasciare le certezze del sentiero segnato per iniziare a tracciarne uno nuovo… ma soprattutto sai che sarai giudicato per quello che hai fatto. Sarai che qualcuno verrà a dirti che quello che hai fatto è sufficiente, discreto, buono o ottimo. Lo farà, e gli altri inevitabilmente ti giudicheranno da quello stupido voto. Non tu, ma gli altri sì. E se lo faranno ti pentirai degli sbagli commessi. Ma so di dover imparare a diventare sorda a questi giudizi. Il mio è quello che conta di più, e penso di aver fatto un buon lavoro. Se ne sono certa, ne saranno certi anche tutti gli altri, Commissione per prima (anche se è la più “tosta” della sessione).

Ora, con la tesi finita e la pancia annodata dal nervosismo, mi sembra assurdamente strano guardarmi intorno, sapere di non avere più nulla da fare e improvvisamente rendermi conto di non avere lo spirito per fare niente di quello che avevo messo da parte per il “dopo”.

Forse è solo perchè tra una fine e un nuovo inizio ci vuole un momento per chiudere gli occhi e riprendere fiato… prima di ripartire per una nuova avventura.

Perchè in fondo la strada prosegue senza fine.

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